Oggi c’è stato un convegno dedicato a Milano, “Risorse e prospettive” per una città-nodo che oggi è al 13° posto su più di 300 città al mondo per numero di relazioni (con cosa? le altre città, I suppose).  Bello comunque giudicare il valore e la solidità di una città a partire a un dato come questo, no?

Midland, città di mezzo tra Mediterraneo e Nord Europa, sembra avere 4 assi: moda, design, cultura e biotecnologie. Epperò: Milano è meno brava di Torino a fare sistema col territorio, chiave primaria per il successo (e la sopravvivenza, anche) di questi sistemi.

Milano non ha appeal rispetto ad altre grandi città e anche per questo non riesce a trattenere i i talenti stranieri che passano di qua, Milano non è bella perchè da anni quando si interviene su di lei non si pensa a fare paesaggio (un nuovo paesaggio). Il rischio principale è quello identificato come “stravaccamento”, riprendendo il titolo di un libro americano -Sprawl kills- sullo stile di vita nei sobborghi degli Stati Uniti.

Il rischio è che Milano si stravacchi facendo un uso smodato del territorio attorno a sè, trasformandosi defintivamente in una periferia diffusa congestionata ed ecologicamente insostenibile, diventando flaccida, un po’ obesa, senza dare, ma anzi perdendo senso d’identità.

Le ricette proposte: densificare e stratificare il già costruito, rinaturalizzare, aggregare e connettere, ma soprattutto ricomporre la complessità funzionale a scala di vicinato: questo è un valore del vivere in italia di cui forse noi italiani facciamo ancora fatica a renderci conto (così affascinati come siamo da outlet e shopping centre), ma che gli stranieri ci invidiano molto. Una vita di quartiere che sia in grado di garantire scambi economici e sociali, attività lavorative e ludiche. E guardiamoci da fuori, almeno una volta…

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