vicino/lontano

11 Maggio, 2008

dalla visita alla mostra di World Press Photo 2008 si esce un po’ devastati. se dovessimo giudicare il nostro modo di vivere a partire da queste immagini, ne verrebbe fuori un scenario di dolore, declino, guerra. nella sezione principale -”news”- c’è una tale predominanza di reportage di guerra e guerriglia da far spavento. le immagini ti entrano dentro una dopo l’altra, subdolamente, e la sensazione di sconforto si costruisce quasi inconsciamente, foto dopo foto. diciamo che l’unico sospiro di sollievo viene dalla sezione dedicata allo sport, perchè anche dall’ambiente (poco rappresentato, in verità) e da “people” non provengono impressioni liete. 

vedi immagini e leggi di storie di declino, morte, distruzione, sangue, deriva, dolore, stenti, povertà e poi scendi al piano terra della Galleria Sozzani e ti immergi in gonne, scarpe, vestiti che viaggiano sui mille euro ciascuno. onestamente viene un senso di nausea. straniamento. insensatezza del mondo. squilibrio. ci credo che siamo disorientati.
l’importante è far muovere il cervello. per caso, al ritorno dalla mostra ho scoperto che il prox weekend a Udine c’è una serie di appuntamenti per ”Vicino Lontano: Identità e differenze al tempo dei conflitti“, un evento culturale che vuole ragionare sulle ”sollecitazioni rivolte al cittadino qualunque, spesso globalizzato suo malgrado, a rimettere in discussione i propri paradigmi culturali e le proprie certezze di benessere; a interrogarsi sul senso più profondo della propria identità (arricchita o minacciata?), a confrontarsi con diversità troppo a lungo declinate secondo rappresentazioni parziali o interessate, se non parodistiche”.

abbiamo tutti bisogno, secondo me, di diventare parte di quella comunità che Henry Cartier-Bresson individuava nei fotografi dell’agenzia Magnum: “a community of thought, a shared human quality,
a curiosity about what is going on in the world, a respect for what is going on and a desire to transcribe it”.

meglio ancora se poi, arrivati a questo punto, riusciamo a non deprimerci, ma a partire per l’azione, riuscendo a trovare la nostra direzione.

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